IL MAZZO DI CARTE DA GIOCO FRANCESI



Le carte da gioco sono un passatempo molto apprezzato, fra giocatori e collezionisti. Nel corso dei secoli ne sono state ideate moltissime tipologie, come le classiche “Piacentine” (quelle comunemente dette da Briscola) le “ Napoletane”, i “Tarocchi” e, non ultimi, il mazzo di carte “Francesi”, ossia quelle conosciute per il gioco del Poker.




Sull'origine delle carte da gioco e sulla loro introduzione in Europa si è discusso molto, e sicuramente se ne discuterà ancora a lungo. Sembra, infatti, che la Cina sia stata la loro patria sin dal 1120, ma questa è un' affermazione fondata sulla semplice testimonianza di un dizionario cinese risalente al 1678, pertanto non c'è alcuna certezza in proposito. 


Lo stesso si può sostenere circa la tesi secondo cui il gioco delle carte, e quindi il relativo primo mazzo, sarebbe nato in India, come derivato degli scacchi (chaturaji).


Le carte orientali erano ben diverse da quelle che conosciamo oggi, in quanto venivano realizzate a mano, con colori minerali, e con raffigurazioni miniate molto peculiari. Per realizzare un mazzo di carte da gioco, ci volevano settimane, forse anche mesi, perché ogni singolo particolare veniva studiato fin nel minimo dettaglio, dando a tali mazzi un valore artistico non indifferente.


In questa sede, tuttavia, ci interesseremo al mazzo di carte Francesi, ne analizzeremo la storia, le curiosità, le particolarità e tipologie di giochi che se ne possono fare. Iniziamo:


Storia delle carte Francesi


La storia dei mazzi di carte Francesi è di difficile interpretazione. Nessuno, infatti, conosce con esattezza le origini e la nascita di queste bellissime ed affascinanti carte da gioco, pertanto ci si basa su quelle poche notizie giunte fino a noi nel corso dei secoli, grazie a documenti e diari di poca confutazione. Questo perché sembra che il gioco delle carte fosse molto diffuso in tutto il mondo, in differenti forme e stili, perciò non è effettivamente corretto indicare un singolo paese, come patria natale delle carte.


Nel '400, le carte da gioco vennero notevolmente diffuse, grazie anche alla nascita della stampa. Ma, mentre il popolo si doveva accontentare di carte rozze e mal disegnate, la nobiltà utilizzava mazzi realizzati a da grandi artisti e con tecniche raffinatissime e materiali pregiati come oro, argento, tempere e lacche, oppure, più semplicemente ma con eguale minuzia, con finissimi intagli xilografici. 


Oggi queste vere e proprie opere d'arte sono conservate nei più importanti musei del Globo, come il parigino Louvre o il Metropolitan di New York.


Le carte popolari, invece, a causa della pessima qualità del materiale di cui erano composte, sono quasi completamente sparite. Dagli esempi rimasti sappiamo però che nel Rinascimento, le immagini delle carte da gioco erano estremamente varie: rappresentavano infatti scene di corte o di caccia, animali fantastici, fiori ed immagini mitologiche.


Sul finire del Cinquecento, tuttavia, la produzione iniziò ad assestarsi su due modelli fondamentali: in Italia, Spagna e Francia prevalsero le carte a semi italiani (coppe, spade, denari e bastoni), mentre in Germania furono maggiormente diffusi i semi tedeschi (foglie, ghiande, campanelli e cuori). 



Agli inizi del Seicento, poi, comparvero i mazzi di carte Francesi così come li conosciamo oggi (cuori, quadri, fiori e picche), i quali, ben presto, iniziarono a diffondersi nel Nord-Europa. Tra il '500 ed il '700, inoltre, fecero la loro comparsa anche i primi manuali che specificavano le regole dei vari giochi, contribuendo al diffondersi della cultura del gioco delle carte.



I semi delle carte Francesi


Oggi, i mazzi di carte più utilizzati nel settore del gioco, sono composti da 52 carte, e di solito si tratta, appunto, delle carte Francesi.


L’uso di mazzi di carte francesi, infatti, è comune per tutte le partite giocate nei casinò tra cui il famosissimo poker. Questo mazzo è composto da semi semplici, quali picche, quadri, fiori e cuori. Il numero di carte associato a questi semi è il 13. Queste 13 carte sono numerate a partire da 2 e terminano con l' Asso, che rappresenta, contemporaneamente, il valore più alto e quello più basso. I colori comuni utilizzati per questo tipo di mazzo sono il nero ed il rosso.


La storia e l'origine dei semi, nasce con i Mamelucchi, popolo di origini medio-orientali che dominava le coste settentrionali dell’Africa. Questi utilizzavano per scopi ludici un mazzo di circa 52 carte che erano divisi in quattro semi: daràhim (denari), tùmàn (coppe), suyùf (spade), jawkàn (bastoni da polo); ognuno dei quali era formato da 13 carte di cui dieci numerali e tre figure: il re, il vice-re ed il sotto-deputato.


Le carte mamelucche, seguendo i dettami del corano che vietava di ritrarre le persone, riportavano solamente disegni astratti, ma avevano comunque una didascalia contenente il nome degli ufficiali dell’esercito. Un mazzo mamelucco completo di 56 carte fu rinvenuto nel 1939 ed è ora conservato nel museo Topkapi Sarayi di Istambul e, seppure risalga al XV secolo, ha permesso l’interpretazione storica di frammenti di carte più antichi, che sono datati tra il XII ed il XIII secolo.


La Storia nel continente Europeo è invece un pò diversa. Infatti, variano molto sia la struttura che l’aspetto dei mazzi di carte da gioco, a partire proprio dall’introduzione dei disegni che servivano primariamente per facilitarne l’utilizzo e la comprensione anche dal popolo analfabeta.


Gli spagnoli cambiarono gli sconosciuti “bastoni da polo” con i ben più noti “randelli” (gli attuali bastoni). Inoltre, si perse l’uso del dieci portando le carte dalle originarie 52 alle locali 48.

In origine, oltretutto, nei paesi di cultura germanica, i semi diventarono cuori, campanelli, ghiande e foglie e si sviluppò una tipologia di mazzo a cinque semi (il quinto sono gli scudi) che raffigura scene di caccia, variante tuttavia destinata a scomparire e che venne chiamata, appunto, “Mazzo Venatorio”. I mazzi venatori erano di solito splendidamente illustrati ed utilizzavano semi rappresentanti animali o strumenti di caccia.

La Francia poi cambiò i semi in forme stilizzate, probabilmente, si ipotizza, come derivazione dei semi tedeschi. I semi francesi quindi si estesero anche all’Inghilterra in cui i fiori, pur mantenendo una forma a trifoglio, noto simbolo celtico, tornano a chiamarsi bastoni (clubs), ed i quadri vennero chiamati diamanti (diamonds).


Secondo alcuni teorici, inoltre, i semi si riferiscono agli ordini sociali classici nell’epoca medievale: Coppe per il Clero, Denari per i Mercanti, Spade per i Nobili, Bastoni per i Contadini. Secondo altri, invece, il riferimento è alle quattro stagioni ovvero primavera, estate, autunno ed inverno. Da questa serie, quindi, si sviluppano i semi delle carte francesi: le Coppe si trasformano in Cuori, i Denari in Quadri, i Bastoni in Fiori e le Spade in Picche.




Trattandosi di un gioco comunissimo, le carte divennero quindi il riflesso delle caratteristiche storiche e sociali dell’epoca in cui venivano pubblicate: nacquero pertanto mazzi di carte satiriche, come quelle Francesi del XVI secolo in cui il Re Enrico III si fa aria col ventaglio mentre l’autoritaria Regina brandisce lo scettro.


Durante la Rivoluzione francese, dalle carte furono bandite le aborrite figure reali e cambiati i significati dei semi: il Re venne sostituito da un uomo col berretto frigio, chiamato Genio della Guerra (spade), del Commercio (denari), della Pace (coppe) e delle Arti (fiori). Le quattro Regine divennero quattro Libertà: di Professione, Matrimonio, Stampa e Culto. I Fanti a loro volta vennero cambiati in Uguaglianze: di Classe, Condizioni, Doveri e Diritti.


A partire dal XIX secolo, poi, iniziarono a comparire le indicazioni del valore numerico delle carte sui bordi delle stesse, per permettere ai giocatori di tenere le carte ravvicinate a ventaglio con una sola mano. L’innovazione successiva fu quella di disegnare le figure in modo simmetrico, ovvero “a due teste”, così da non costringere il giocatore a girare la carta dando indicazione all’avversario delle carte che si possedevano. Altro cambiamento fu la scelta di dividere le carte in due soli colori, il rosso ed il nero. 


Grazie a questa semplificazione, è stata possibile la stampa ripetuta di pochi simboli evitando i laboriosi impianti policromi delle carte a seme spagnolo ognuna delle quali ha un disegno totalmente differente.
Non a caso il mazzo a semi francesi è oggi anche conosciuto come "mazzo internazionale".

La matta (o jolly), chiamata in inglese joker, fu ideata solo per il gioco alsaziano dell’Euchre, il quale si diffuse assieme al poker, anche se oggi non viene più usata, se non per alcuni giochi come il Burraco o il Ramino. Nonostante la somiglianza con la carta raffigurante il bagatto dei tarocchi, in realtà non c’è nessuna prova storica di una qualsivoglia correlazione tra le due tipologie.



Le carte moderne


Alcuni elementi delle carte moderne, sebbene non usati, sono comunque degni di nota:

  • I due Jolly presenti in ogni mazzo, dunque, vengono denominati “rosso” e “nero” e uno dei due dovrebbe essere più decorato dell’altro.

  • L’asso di picche ha di solito un segno più grande degli altri. Questa tradizione iniziò con una legge inglese risalente a re Giacomo I, che richiedeva una stampigliatura su quella carta come prova del pagamento di una tassa sulla produzione delle carte.

  • Il fante di picche e quello di cuori sono normalmente disegnati di profilo e per questo vengono denominati “one-eyed-jack” (fante mono-occhio).

  • Il re di cuori tiene normalmente la spada dietro la schiena e, per questi, da alcuni viene soprannominato il re suicida. Ciò deriva dal fatto che, originariamente, tale carta veniva disegnata con un'ascia.

Le carte tedesche ed austriache hanno, invece, un aspetto diverso da quello cui siamo abituati nelle sale da gioco, nei Casinò e nelle nostre case: di solito le carte di quadri sono gialle o arancioni ed i picche sono verdi; probabilmente questo deriva dai loro semi tradizionali che rimangono in uso nella Germania del sud ed in Austria.



Produzione dei mazzi di carte


La fabbricazione e la produzione dei mazzi di carte da gioco ha seguito da vicino i progressi delle arti grafiche. Un tempo, essa veniva curata da piccoli stabilimenti con scarsa attrezzatura tecnica, mentre oggi fa parte di una vera e propria fase industriale a larga scala.


Sembra che la prima fabbrica italiana di carte da gioco abbia avuto sede a Viterbo, nell'alto Lazio. Con il diffondersi della cultura del gioco e l'affermarsi di gusti particolari circa le figurazioni nelle diverse regioni, sorsero, nel tempo, e quasi ovunque, piccoli centri di produzione, finché non intervenne la legge con l'istituzione del monopolio fiscale (poi abolito), volto a ridurli, disciplinarli ed accentrarli.


Attualmente, la produzione dei mazzi da gioco in Italia, è distribuita tra una quindicina di fabbriche, ed in complesso, conta da cinquecento a seicento operai. Il consumo annuale del cartoncino per la fabbricazione delle carte si valuta in quattro milioni, quasi tutti destinati al consumo interno. 


Tra le fabbriche più importanti possiamo annoverare quella dei famosi F. lli Armanino, prima a Genova, ora a Roma, una fabbrica (la Murari) di Bari, due di Trieste. Fabbriche minori si hanno a Torino, Genova e in qualche altro centro sparso lungo la penisola.




La realizzazione delle carte a livello industriale, avviene attraverso una serie abbastanza complessa di operazioni, alcune delle quali destinate ad assicurare una stampa perfetta delle figure, o anche a conferire al cartoncino una sufficiente scorrevolezza al tatto ed una consistenza adeguata alla lunga manipolazione che il mazzo di carte dovrà subire.


Per le carte più fini, come quelle Francesi, si usa di norma un cartoncino a tre strati, di cui il centrale è più scuro degli altri due laterali, per evitare eventuale trasparenza. Mentre i due esterni, destinati a ricevere la stampa, sono perfettamente bianchi ed esenti da qualsiasi difetto che possa rendere la carta riconoscibile dai giocatori. Per le carte di uso comune, si adopera poi un cartoncino detto mano-macchina, ossia avente un'alta percentuale di straccio. Il peso del cartoncino deve variare dai 380 grammi o poco meno, fino ai 460 grammi per metro quadrato.


Giochi di carte ed Internet


Con l'avvento di Internet, il gioco di carte online, sia mediante solitari, sia con giochi multiplayer -a pagamento o meno- sta prendendo molta popolarità fra gli utenti della rete. Si gioca con mazzi di carte virtuali, che siano Francesi, Italiane o Spagnole, e spesso si possono anche vincere (e perdere), soldi veri.


I siti per giocare on line ai vari giochi di carte si sono numericamente moltiplicati soprattutto in questi ultimi anni, aprendo alle generazioni più anziane la possibilità di avvicinarsi a questa realtà e, viceversa, facendo conoscere questi giochi anche ai più giovani. 


Così come per quanto riguarda il classico ed apprezzatissimo Poker, anche il Burraco online sta conoscendo una amplissima diffusione, diventando negli ultimi anni, non solo un gioco da ombrellone, ma anche una solida realtà di circoli e di siti che ne offrono una versione giocabile attraverso internet. Per non parlare degli Scacchi, la cui federazione prevede un legame importante con una serie di siti specializzati nel gioco on line.


Anche se in misura minore, molti altri giochi di carte regionali quali il Tresette o passatempi più leggeri come la Scala 40 o la Briscola, hanno altresì trovato casa in Internet, impegnando ogni giorno centinaia di appassionati.


Trovare ed iscriversi a questi siti, è semplicissimo: basta infatti digitare “giochi di carte online” sui motori di ricerca e si viene immediatamente catapultati di fronte ad una vastissima scelta di siti che invitano al gioco, sia per ragazzi che per adulti. 


L'importante è ricordarsi che per l'iscrizione ai siti di casinò online bisogna essere maggiorenni, e che il gioco può creare dipendenza, pertanto sarebbe bene approcciarvici con oculatezza e moderazione.


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