COME AFFRONTARE UN COLLOQUIO DI LAVORO


Consigli e strategie per affrontare un colloquio di lavoro in maniera serena, in totale sicurezza e garantendosi una altissima possibilità di successo!



La ricerca del lavoro, soprattutto in questi ultimi periodi, è un'impresa assai ardua, ed, allorquando ci si presenti l'opportunità, oramai rara, di sostenere un colloquio di lavoro, la tensione arriva alle stelle, proprio perché è proprio in quel momento che ci si gioca “il tutto per tutto”.


In questo articolo, quindi, vedremo insieme cosa fare (e non fare) durante un colloquio di lavoro, al fine di avere le maggiori probabilità di successo.


Il colloquio di lavoro


Nella ricerca e la selezione del personale, sia le aziende che i privati basano molto la propria scelta non solo sul curriculum, ma anche, e soprattutto, sull'incontro faccia a faccia con l'aspirante candidato. E' proprio in questo momento, dunque, che bisogna mostrare il meglio di sé e dimostrare le proprie capacità, senza eccedere e senza “entrare nel pallone”.


È, dunque, in quel momento che è necessario dare voce e volto al proprio curriculum vitae, momento in cui, appunto, il selezionatore osserverà attentamente ogni gesto del candidato e deciderà, in soli pochi minuti, se il suo profilo corrisponde o meno all’ attuale ricerca di personale.




Fare una buona impressione, pertanto, è la cosa cui si dovrebbe puntare. E' vero, potrebbe sembrare frustrante o poco utile il fatto di doversi sedere di fronte ad uno sconosciuto e raccontargli qualcosa di sé, eppure questa è la chiave di successo per ottenere un posto di lavoro. Vediamo quali regole seguire:


1- Vestirsi in modo adeguato


L'abito fa il monaco, soprattutto nei casi in cui ci si deve approcciare a qualcuno che non ci conosce e che, in pochi minuti, è tenuto ad esprimere un parere su di noi. E' importante, quindi, vestirsi adeguatamente al contesto ed alla situazione, presentandosi puliti ed in ordine, non necessariamente eleganti, soprattutto se si sta cercando un lavoro manuale o dinamico. Meglio evitare eccessi ed elementi che possano far pensare a trascuratezza o che denotano poca serietà.


Quindi al bando minigonne e scollature provocanti, trucco eccessivo e chili di profumo per le donne, e per gli uomini, meglio rasarsi di fresco, essere ben pettinati ed evitare abiti macchiati. La semplicità e l'aspetto acqua e sapone sono quindi consigliabili, anche perché, sul posto di lavoro, è essenziale dimostrare capacità e voglia di fare, piuttosto che puntare sull'aspetto fisico e sulla provocazione. Inoltre la compostezza è indice anche di rispetto nei confronti del proprio interlocutore e del ruolo cui si aspira.


2- La prima impressione


“You will not have a second chance to make a first impression”, (ossia: non avrai mai una seconda occasione di fare una prima buona impressione) dicono gli americani, ed è drammaticamente vero. La primissima impressione che si fa ad una persona, è quella che quest'ultima ricorderà di voi. Che si tratti di vostra moglie o marito, o del vostro capo, infatti, sicuramente chi vi sta vicino ricorderà le sensazioni che gli avrete suscitato nei primissimi momenti della vostra conoscenza, (e sarà sempre pronto a rinfacciarvi “L’avevo intuito subito, che eri un gran…”).


Esistono a questo proposito alcuni accorgimenti ovvi, ma importanti, come il non arrivare in ritardo e non presentare ansimanti una mano sudaticcia per non creare un’impressione sfavorevole, ed in generale, è la prima “fase” del colloquio quella che andrebbe sempre pianificata con cura.


Un colloquio di lavoro si divide, abitualmente, in quattro fasi:


-il “warm up”, o riscaldamento,

-l’esame del candidato,

-il “controesame” da parte del candidato,

-la chiusura.


Il “warm up” può durare 2-3 minuti, contro i 20 dell’esame, i 10 del controesame ed i 4-5 della chiusura, ma sono proprio questi due minuti quelli che potrebbero incidere enormemente sul prosieguo. In circa un terzo dei colloqui, infatti, l'esaminatore scarta mentalmente il candidato già dopo i convenevoli: e solo in qualche raro caso si trova a fare dietro front, a seguito di una più analitica valutazione.


Per fare un buon “warm up”, quindi, è consigliabile dimostrarsi da subito a proprio agio, calmi, curiosi ed affidabili, ma si deve anche cercare di stabilire da subito una buona intesa personale con il selezionatore. In pratica, bisogna cercare di risultargli da subito simpatici. Ciò non significa fare battute idiote ritrovandosi a ridacchiare nervosamente da soli, con un paio di occhi allibiti che ci fissano, bensì essere sé stessi e nel contempo risultare anche cordiali, predisposti all'ascolto, non timidi e nemmeno eccessivamente espansivi (evitate la pacche sulla spalla, i piedi sulla scrivania e i commenti sulla segretaria).


Non è necessario, quindi, fare gli adulatori della situazione, ma è sufficiente un sorriso sincero, una battuta, una osservazione che sdrammatizza il colloquio. Se si è tesi, infatti, anche il selezionatore non si rilasserà, non si “godrà” il colloquio. Bastano poche chiacchiere per dimostrare di essere persone aperte e disponibili, ed il vostro interlocutore ve ne renderà sicuramente merito. I convenevoli devono essere brevi, però, perché altrimenti il selezionatore potrebbe trovarci irritanti.


3- Mascherare i punti deboli


La seconda parte del colloquio è, in effetti, un esame vero e proprio. Non in tutti i colloqui, ma in genere per quanto riguarda la candidatura ad incarichi delicati o molto specifici, le vostre competenze e la vostra personalità saranno scandagliate minuziosamente, come la scena di un crimine, in cerca di eventuali lacune. Poiché nessuno di noi è perfetto, qualcosa di spiacevole affiorerà di sicuro: il problema è come fare in modo che il selezionatore non giudichi la nostra persona nel suo complesso alla luce dei punti deboli, ma arrivi a considerarli dei “nei” di secondaria importanza.


Come fare? La risposta è, apparentemente, semplice: giocando d’anticipo, riconoscendo le proprie eventuali lacune, inquadrandole nella loro vera luce, e dimostrando in che modo si è riusciti a compensarle. Guai a negare l’esistenza di punti deboli (“Io le sembro nervoso? Noooo...è ccche sta-sta-stamattina mi sono aa..alzato presto...”), ed evitate di rigirare la frittata (“ok, non ho qualifiche per questo lavoro, però l'ho visto fare...”).


4- Prendere informazioni sull'azienda


Quando si presenta la propria candidatura ad un'azienda o ad un qualsivoglia posto di lavoro, sarebbe opportuno documentarsi un minimo su di esso. Sia per capire se può, o meno, combaciare con le proprie attitudini e capacità, sia per dimostrare un po' di interesse durante il colloquio.




Infatti, una delle domande più frequenti che intercorrono durante un colloquio di lavoro, è “come mai ha scelto di venire da noi?”. Le aziende, soprattutto quelle più grandi o specializzate, infatti, sono alquanto “vanitose” ed amano molto gli apprezzamenti positivi e dipendenti (o futuri tali) che desiderino dare il massimo per il benessere produttivo della compagnia stessa.


Informarsi sul posto per al quale aspiriamo, quindi, non solo denota serietà e risolutezza, ma fornisce anche un elemento di plauso, piuttosto apprezzato. Infatti, quanto più disinformati sarete sull’azienda e sul business, tanto più anonima e scipita sarà la discussione, che vi relegherà nella condizione passiva dell’ascoltatore o vi esporrà a brutte figure. Inoltre, terminata la fase del “terzo grado”, molto probabilmente l'esaminatore si rilasserà, tirerà un bel sorriso e di certo domanderà: “ok, ha ora qualche domanda da pormi?”


Il modo più certo di mandare a “scatafascio” un colloquio è dire, con un sorrisetto imbarazzato, “Ehm, no… non mi viene in mente niente”. Il selezionatore, mentalmente, vi spedirà immediatamente all’inferno, girone degli ignavi, o nel limbo dei senza personalità. Ricordate sempre che uno dei vostri obiettivi, nel colloquio, è quello di abbattere la distanza tra voi ed il selezionatore, e di scrollarvi di dosso l’immagine di studente inesperto del mondo.


Una buona idea è, ad esempio, quella di dire qualcosa tipo: “le riassumo le informazioni che posseggo sulla vostra azienda, e l’immagine che, superficialmente, me ne sono fatto: me le può per favore correggere e integrare?” Ed a questo punto dovete partire, senza farla troppo lunga, dal mercato e dal contesto competitivo di riferimento (concorrenti, regole del gioco, posizionamento), citare ciò che sapete delle dimensioni, struttura e prodotti dell’azienda, accennare ai cambiamenti che nel business stanno avvenendo, e (solo se avete qualche spunto significativo) accennare a come “vedete voi le cose” per l’azienda in questione. Su questa base, il dialogo proseguirà “alla pari”, ed il selezionatore avrà l’impressione di confrontarsi con una persona che sa quello che vuole, sa programmarsi, sa informarsi prima di parlare, e, infine, si sente a proprio agio in azienda.


5- Calma, sorriso e compostezza


Essere un po' nervosi prima, e durante un colloqui di lavoro, specialmente se si tratta di un posto importante o molto desiderato, è normale. L'ansia per il risultato fa parte della natura dell'essere umano: tutti abbiamo timore di un esame, tutti abbiamo paura del confronto e tutti, quando desideriamo ardentemente qualcosa, abbiamo paura di non farcela.


La cosa più importante, però, è di mantenere la calma, assumere un atteggiamento positivo, credere in sé stessi e nelle proprie capacità, e di prepararsi ad ogni eventualità senza farne un dramma.


Sfoggiate un bel sorriso, siate felici dell'opportunità che avete tra le mani e fate un bel respiro di “calm down” prima di varcare la soglia che vi separa dal vostro colloquio. Comunque vada, sarà un successo, e ricordate che gli esaminatori non sono antropofaghi, non vengono da Marte, non vi prenderanno le impronte e, di solito, non frustano nessuno, almeno non sul lavoro.


6- L'esaminatore non è un confessore


Un colloquio di lavoro, in sintesi, non è altro che una piacevole chiacchierata di conoscenza, che permette all'azienda di selezionare il candidato migliore per ricoprire un determinato ruolo al suo interno, ed all'aspirante lavoratore, di fare esperienza, farsi conoscere ed avere l'opportunità di mettersi in gioco.


Pertanto, in sede di colloquio, non dovrete né conversare del più e del meno, né confidare i vostri peccati, ma dovrete parlare di voi stessi con un obiettivo preciso (ottenere il posto) e con una persona che vi giudicherà anche per il modo in cui perseguite questo obiettivo. Quindi, senza distorcere i fatti, avrete per le mani una buona occasione, parlando di voi stessi, di dimostrare chi siete ed in quale maniera siete in grado di cogliere e dominare la complessità del reale. Ricordate: chi sa vendere bene se stesso saprà vendere bene anche l’azienda in cui lavora.


Mantenete un quadro di voi stessi che rappresenta la realtà, senza sminuirvi per troppa umiltà e senza esaltarvi per ciò che non siete. Solo perché una volta avete giocato a “minecraft”, infatti, non significa che siete dei rinomati architetti, e solo perché non avete esperienza non vuol dire che non siate all'altezza di un determinato ruolo.


Inoltre il colloquio non è un interrogatorio, bensì uno scambio di opinioni, punti di vista, esperienze. Evitate di limitarvi a rispondere alle domande senza mostrarvi interessati o ambiziosi. Fate in modo che non ci siano momenti di imbarazzante silenzio. A volte l'esaminatore sceglierà di tacere solo per vedere in che modo il candidato affronta la situazione: se parla, se pone domande, se dice la sua o se invece tace intimidito e tremante.




Dunque, motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto. Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.


7- Padronanza di linguaggio


È importante andare ai colloqui avendo digerito un vocabolario aziendale essenziale: non è necessario sapere con precisione che cosa sia la customer satisfaction, o la struttura a matrice, o gli stocks, il rischio di cambio, o molte altre cose ancora, tuttavia dobbiamo essere in grado di capire più o meno di che cosa si tratta, quanto meno per ciò che attiene il nostro campo d’interesse.


Inoltre è bene fare attenzione anche alla forma linguistica, soprattutto in posti di lavoro per cui si avrà a che fare con altre persone, con i clienti o con figure dirigenziali. Sbagliare tutti i congiuntivi o farfugliare frasi sconnesse in dialetto stretto, pertanto, è altamente sconsigliato. Meglio usare poche, semplici parole piuttosto che osare vocaboli di cui non si conosce il significato o azzardare tempi verbali con i quali non si è molto in confidenza.


Ricordo di una conoscente che desiderava un posto di lavoro come segretaria presso uno studio legale. Affrontò il colloquio, un po' emozionata, e, dopo qualche minuto di conversazione conoscitiva, le fu chiesto di fingere una telefonata, per vedere come avrebbe risposto ad un cliente. La poverina, però, fece l'incauto errore di rispondere con una frase del tipo: “ no, l'avvocato in questo momento non ci stà, se gli  fa piacere può richiamare più dopo  che lo trova”. Naturalmente fu scartata.



7- Per concludere



Ecco alcune situazioni (realmente accadute, anche a chi vi scrive) che sarebbe meglio evitare durante un colloquio di lavoro:



  • Presentarsi al colloquio e non ricordarsi (per l'emozione) per quale ruolo ci si desidera candidare, non dà una buona immagine;

  • scrivere nel curriculum vitae di avere padronanza dell'inglese e poi rispondere sempre “yes” ad eventuali domande in lingua, non offre una buona immagine di sé stessi e della propria serietà;

  • tagliarsi le basette come John Dillinger, non dà una buona impressione;

  • candidarsi come docente ed esprimersi con una forte cadenza dialettale, non dà una buona immagine;

  • presentarsi al colloquio con una camicetta troppo stretta, che si sbottona appena ci si siede, mettendo in mostra il reggiseno di pizzo, non offre una buona impressione;

  • Arrivare tardi al colloquio non solo non denota serietà e non dà buona impressione, ma assicura il fallimento del colloquio stesso.


Ti è piaciuto l'articolo? Naviga nella colonna di destra e troverai sicuramente altre informazioni utili da leggere!